Antonio Canova e la sua Paolina Borghese

Antonio Canova e la sua Paolina Borghese

Antonio Canova e la sua Paolina Borghese

Lo scorso anno, abbiamo avuto il privilegio a Napoli, presso il Museo Archeologico Nazionale, di avere la mostra “Antonio Canova e l’antico” che ha permesso a tutti noi di approfondire la straordinaria figura di Antonio Canova.
La mostra è stata un vero e proprio percorso storico-artistico a cavallo dei diversi soggiorni napoletani di Canova, avvenuti tra il 1780 e il 1822, relazionando, pertanto, la sua presenza con le scoperte archeologiche  di Ercolano e Pompei iniziate dal 1738 con Carlo di Borbone e con la committenza napoletana.
Ad accoglierci nel “Salone della Meridiana” del Museo Archeologico, come una vera e propria “padrona di casa” che ci dava il benvenuto era “Paolina Borghese” che, con la sua presenza “in bozzetto”, ci ha dato modo di approfondire la tecnica di realizzazione in calco utilizzata da Canova.

Ora, però, seppur in maniera virtuale, parliamo dell’opera definitiva.

Opera, tra le più celebri e conosciuta dell’artista, il ritratto di Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone, è senza dubbio una delle icone dell’arte canoviana e una delle sue più ammirate creazioni. A commissionare la scultura nel 1804, fu il principe romano Camillo Borghese, secondo marito di Paolina. Inizialmente Canova, pensò di raffigurare la sorella di Napoleone nelle vesti di Diana, ma la venticinquenne principessa, nota per il suo capriccioso carattere, oppose un netto rifiuto.
Una volta terminata, la scultura venne inviata a Torino, a palazzo Chablais, ove risiedeva il principe, nominato nel 1808, Governatore Generale del Piemontese e del Genovesato. L’opera fu subito ammirata e lodata durante i ricevimenti e i balli tenuti sia nel palazzo torinese che, in seguito, nella storica villa romana della famiglia Borghese, dove la statua venne trasferita dopo la caduta dell’impero napoleonico. La statua fu trasportata al palazzo Borghese di Campo Marzio dopo la caduta di Napoleone e rimase esposta sino a quando nel 1820 Camillo Borghese decise di rimuoverla e di chiuderla in una cassa. Il Principe Borghese prese questa decisione sia per far cessare l’indegno mercato degli ingressi a pagamento perpetrato dalla servitù, sia perché, dopo il tramonto dell’era napoleonica, l’opera appariva totalmente fuori luogo. Da una lettera della stessa Paolina, indirizzata al marito, del 22 gennaio 1818, emerge come stesso lei ne richiedesse la rimozione della statua:

«Camillo, vorrei pregarvi di farmi un piacere…So che talvolta consentite a qualcuno di vedere la mia statua di marmo.
Sarei lieta che questo non accadesse più, perché la nudità della scultura sfiora l’indecenza.
È stata creata per il vostro piacere, ora non è più così, ed è giusto che rimanga nascosta agli sguardi altrui»

All’interno dell’elegante e sublime produzione artistica di Canova, la Paolina Borghese assurge a “mito attuale”.

Vittoriosa come una Venere con in mano il pomo ricevuto da Paride, Paolina trionfa orgogliosa nella sua seducente e provocante nudità, semidistesa sull’agrippina ornata con motivi vegetali e palmette, chiuso nella parte inferiore da un finto tendaggio con frange dorate. La figura ha il busto completamente nudo ed è coperta nelle gambe da un morbido panneggio a sottili pieghe: un’ardita nudità che, all’epoca, suscitò un enorme scandalo.

Adagiata in una posa volutamente leziosa, Paolina poggia il gomito destro sui cuscini accostati alla spalliera dell’agrippina mentre distende il braccio lungo il fianco stringendo con delicatezza fra le dita il trofeo della propria vanità. Allungata sul fianco, con il busto frontale, Paolina volge il capo a sinistra, fuggendo, in tal modo, lo sguardo dell’osservatore. All’idealizzazione dei tratti del volto, ispirati al canone della bellezza codificata dall’arte neoclassica, si contrappone il piacevole effetto dell’epidermide che si piega in una maniera del tutto naturale nel fianco e nel collo, svelando tutta la carnale morbidezza del corpo lavorato con abile virtuosismo per raggiungere il massimo effetto di sensazioni tattili. A rendere ancora più impressionante il realismo della figura, Canova aveva steso sulle parti dell’incarnato uno strato leggero di cera sciolta per conferire al marmo un delicato tono rosato.

Oggi la nostra “Paolina Borghese” ci aspetta a Galleria Borghese e chissà che prima o poi con Megaride Art non si riesca a farci ricevere tutti insieme nella sua splendida dimora.

N.B. Le foto sono state attinte da internet a scopo puramente didattico-illustrativo.

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